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Martina Pansi, nata a Gussago, laureata in LAMS (letteratura, arte, musica e spettacolo), ha sempre avuto un interesse particolare per l’Arte, indirizzando i suoi studi sull’estetica delle relazioni, l’Artista plurale e lo Spettatore-Attore, che prendono parte ad un connubio, delineando i confini di un’arte rinnovata: un’Arte co-costruita e compartecipata.

Convinta che l’Arte si debba far politica ed intervenire per creare un ponte tra realtà reale e realtà virtuale, durante gli studi ha avuto l’occasione di curare la mostra “Storie di una quarantena”, di Matteo Sambero, a palazzo Martinengo, a Brescia. Ha così scoperto la sua grande affinità con il mondo dell’Arte e di conseguenza la sua propensione a realizzare esposizioni in grado di trasformare il fruitore in protagonista dell’esperienza proposta.
Gli ambienti diventano sensibili e interattivi nei confronti dell’osservatore, che si relaziona con essi secondo modalità sempre differenti e stimolanti, acquisendo così un ruolo attivo nell’opera stessa.

Creare un dialogo tra Artisti e fruitori è uno dei presupposti del suo lavoro.
Dopo la laurea, ha intrapreso la sua carriera negli ambienti culturali della sua città d’origine.
Ha così organizzato e collaborato a diversi eventi culturali, come, in particolare, a: “La donna di sera”, “Sorrisi spontanei”, “Io, il benessere e la natura”, “Il veleno della bellezza”, “Steps on the ground” e molti altri ancora.
L’obiettivo è sempre stato quello di ricreare un “habitat partecipativo”, basato sulle esigenze e le caratteristiche del mondo odierno, senza coincidere con esso.
L’epoca in cui l’Arte si deve confrontare è un periodo storico veramente complesso, caratterizzato da repentini cambiamenti tecnologici, politici, economici e climatici che scuotono la società contemporanea.
La sensazione è, in molti casi, quella di un’estetica consumata dal tempo, ormai arrivata alla fine della creatività umana.
Sembra che la maggior parte dell’Arte sia orientata ad un’opera di “disillusione”, ad una “rielaborazione di un lutto estetico”.
Lo scopo principale di Martina è pertanto di sdoganare l’Arte che non si rassegna a questo “declino”, in ogni sua forma.
E di liberarla dai limiti imposti da concezioni artistiche passate ed anche più recenti, fossilizzate in una realtà ormai tramontata e poco interessante, perchè unicamente…”da osservare” e non in grado di suscitare una relazione con il fruitore di oggi su temi attuali, ma anche universali ed eterni.

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